Le ACLI a Martellago sono state un'Associazione che mi ha formato
- - per gli ideali trasmessimi (con le meditazioni, gli incontri-cicli sociali, encicliche, i convegni, il giornale settimanale "Azione sociale"...)
- - per i valori cercati nel vivere quotidiano (lavoro, scuola...)
- - per la cerchia di amici (Vittorio Franzoi, Don Amedeo, Don Luigi Stecca...) con i quali mi sono incamminato nella vita adulta.
Esse, quindi, mi hanno animato cristianamente, favorendo la mia comprensione non solo sul mondo del lavoro (con i dibattiti su Porto Marghera - che allora contava circa 30.000 operai -, sulle tre zone industriali del nostro comune, che allora -anni '60- iniziavano a espandersi), ma anche sul mondo della scuola - mondo in cui mi dedicavo appassionatamente, anche grazie alle ACLI stesse (con i corsi per apprendisti, con una scuola serale adulti per recupero della licenza media, con un doposcuola per le elementari di pomeriggio). Esse perciò mi hanno fatto impegnare in un'azione sociale, a tutela delle leggi, in promozione della persona umana, specialmente dei più "deboli" (leva giovanile, lavoro minorile, pace...) anche secondo la mia vocazione (mondo della scuola, lavoro); suddetta azione sociale si allargava anche al "politico" (es: convegno sull'autonomia degli Enti locali): un atto sociale - come insegnava allora Gabaglio - non è disgiunto dall'essere politico. Il periodo che ricordo maggiormente è il decennio '60 - '70 del secolo scorso, perché il mio impegno si situa in questo tempo, in cui le ACLI, non solo a Martellago, ma anche in Italia, acquistano un forte consolidamento, e un'influenza importante nella società civile e politica. Questo periodo, poi, mi ha dato la possibilità di conoscere persone che sono state importanti per la mia formazione, ne cito solo due (senza far torto ad altri che mi sono stati vicini: Tronchin Giuseppe, Cerello Giorgio, Favaron Ugo, Lorenzon Innocente, vari giovani, ecc....)
- Don Amedeo Squizzato, che con una parola carica di umanità e spiritualità, ci animava cristianamente e umanamente, attuando una presenza discreta per rispettare il nostro ruolo di laici,
- Franzoi Vittorio, che tengo ancora nella mia amicizia - pur essendo io - dopo sposato - emigrato in un altro paese -; a quei tempi lavoravo sempre insieme con lui, confrontandoci quotidianamente, non solo perché egli era presidente, io segretario, ma perché ci sentivamo in vera sintonia. Ricordo maggiormente le attività formative, come gli impegni:
- di animazione cristiana (" 3 sere", incontri sulla "dottrina sociale della Chiesa" - es: settantesimo anniversario della Rerum Novarum - Populorum progressio): dall'Incarnazione derivava un impegno sul territorio, dalla Creazione, dal Regno discendeva il valore dell'impegno come coprotagonismo dell'uomo.
- culturali (temi sul lavoro, "lotte dell'autunno caldo", lotte ai totalitarismi del capitalismo e del comunismo, temi sulla scuola, vari tipi di corsi, convegni sulla programmazione, sulla pianificazione, partecipazione ai corsi di formazione giovanile sia zonale, sia nazionale - a Frascati-, incontri estivi provinciali a carattere formativo ...)
- politici, come azione sociale (incontri con imprenditori, obiezione di coscienza). Questo tema però non poteva essere pubblicizzato così, perché contrario alle leggi; si pensò allora di trattarlo come "servizi per i giovani militari".
- di zona, con la nascita e sviluppo della zona Acli del Miranese. Ricordo a tal proposito le corse in bici che facevo per trovare parroci e laici della zona. Per incrementare una presenza attiva e consapevole ho messo in cantiere a Martellago una scuola di formazione per giovani.
- di collegamento con le Acli provinciali, tenendo conto anche del mio ruolo assegnatomi allora (direttivo settore provinciale giovanile). Ricordo che, andando a visitare con altri del direttivo provinciale giovanile le varie zone della provincia, ritornavamo a casa da un'assemblea delle Acli di Cavarzere in una notte di nebbia: l'auto camminava, i finestrini erano aperti, le teste si sporgevano in fuori per scrutare con gli occhi ben aperti la strada da percorrere per non andare in un fosso: quella nebbia ci causò molto spavento.
- dei servizi: corsi per patente con agenzia Zara di Spinea, gestione mescita ("bar ACLI), patronato-servizio sociale a tutela dei lavoratori.
Le ACLI risultavano avere molteplici forme di servizio: mutualistica, sindacale, cooperativistica. Ricordo i vari sforzi fatti per creare varie specializzazioni proprie delle ACLI, come: Gioventù Aclista, movimento femminile, ACLI zonali. Queste strutture crebbero fino a prevedere propri organismi dirigenziali e attività proprie. Personalmente e l'Associazione abbiamo vissuto in modo ottimo i rapporti con la parrocchia usufruendo dei suoi locali, dell'assistenza spirituale di un cappellano assistente ACLI, di iniziative liturgiche (es: festa del 1° maggio...). Le ACLI sono un movimento atipico in ambito cattolico: hanno un assistente, ma hanno una struttura organizzativa autonoma e democratica. Per questo non ho potuto condividere l'ospitalità data nel giornale parrocchiale per un articolo sulle ACLI nazionali di Gabaglio a un esponente della DC locale e non al sottoscritto, come presidente delle ACLI di Martellago, avente, quindi, voce in capitolo per dire "la sua" sulle ACLI nazionali. Contrariamente ad alcuni miei precedenti presidenti, non sono stato sempre iscritto all'azione cattolica - pur non tralasciando le precedenti iniziative fatte in comune fra ACLI e A.C. (es: pesca di beneficenza fatta per la sagra del S.Rosario, Cassa peota...) - volevo dare un segnale di autonomia fra queste due associazioni, che lavoravano e lavorano in modo diverso e credevo bastasse un impegno in un settore. Però la fedeltà alla Chiesa era una delle tre fedeltà delle ACLI (accanto a quelle della classe lavoratrice e della democrazia). Abbiamo sempre partecipato al coordinamento parrocchiale, indetto dal parroco, o in sua vece dal presidente della giunta parrocchiale: questo come segno di presenza e partecipazione ecclesiali. Abbiamo partecipato all'assemblea pubblica, indetta dalla parrocchia sul mondo del lavoro presieduta da Paolazzi, assemblea contestata da alcuni operai provenienti da paesi vicini, perché egli era un "imprenditore"che parlava del mondo operaio, ma le ACLI locali non si unirono a questi cori di disaccordo. L'avvenimento più importante in questi 60 anni di storia delle ACLI di Martellago credo sia stato quello del convegno sulle autonomie locali, perché ha voluto dare un segnale dell'autonomia dell'associazione dal mondo partitico e ha dimostrato che le ACLI, le associazioni civili, possono avere una propria voce. La scelta autentica socialista, fatta nel Convegno di Vallombrosa del 1970 e basata sulla incompatibilità di cariche, sulla fine del collateralismo da qualsiasi partito -anche MPL - sul voto libero, non è incompatibile con una coscienza cristiana: essa richiede una domanda di canali nuovi di partecipazione per una diretta democrazia di base e per un'alternativa al capitalismo e al comunismo, per questo ho promosso azioni che, seppur non direttamente gestite dalle ACLI, tuttavia facevano parte del "bagaglio culturale politico" che si andava facendo strada, come:
A) la partecipazione diretta delle persone impegnate in un settore specifico. Ho perciò promosso un comitato dei genitori sulla scuola, che, come primi responsabili dei loro figli, avevano il dovere di impegnarsi in modo particolare e diretto. Ma questa "promozione per doveri propri" creava un non controllo preventivo su un ampio possibile elettorato. Per questo un noto esponente promosse un altro comitato genitori, che poteva controllare. Il neo nato comitato spontaneo non sopravvisse a lungo (perché delle persone furono "dirottate" sull'altro comitato, ricevendo delle cariche). Però anche il comitato politicizzato terminò poco dopo: aveva finito il suo scopo.
B) Avendo letto che nella località "Ca'Nove" non si poteva installare un telefono perché la gente del posto non l'aveva richiesto, presi lo spunto per dare contenuto al convegno sulle autonomie locali. Ricordo una sala piena, interventi liberi di cittadini, che esprimevano una libertà di giudizio sui fatti e condizioni del paese. Ma si creavano, anche a Martellago le condizioni per un intervento della Chiesa e della DC locale: il parroco ospitò nel giornale parrocchiale un articolo di un noto esponente locale della D.C. contro le ACLI, ma non una difesa presentata dal sottoscritto presidente. Gabaglio ricorderà la deplorazione di Paolo VI alle ACLI del 72 per preoccupazioni pastorali-politiche, non per la professione dottrinale di fede e annoterà che il referendum sul divorzio del 74 dimostrerà la grande diffusione del fenomeno dello "smottamento elettorale dalle indicazioni della DC" e della disunità dei cattolici o del "cattolicesimo critico, disponibile al cambiamento"[1] (fenomeno rilevante e già espresso nell'assemblea su ricordata, indetta - pochi anni prima-dalla parrocchia e tenuta da Paolazzi).
C) Riunendo apprendisti, imprenditori della zona si poteva conoscere l'ambiente occupazionale esistente a Martellago. I corsi effettuati in un anno potevano essere anche 6-7. Un anno decidemmo di annullare un corso, perché la presenza era poco consistente. Gli insegnanti erano: Cerello Giorgio, Dal Negro Giorgio, Tronchin Giuseppe, il sottoscritto; anche Don Amedeo Squizzato sovrintendeva come parte della direzione.
[1] Carlo Felice Casula, Le ACLI una bella storia italiana ed.Anicia 2008, pag. 42. Di questo fenomeno sono ricordati: la FUCI(Universitari cattolici), i Preti Operai, il movimento studentesco...


